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Ruderi Castello di Poggio Lupo

ALBANETO   -  sabato 30 novembre 2019 

Al Circolo 

Presentazione da parte di Sergio Liberi della relazione della ARCHEORES sulle prospezioni geofisiche effettuate sulla "Rocchetta". 

 Ringrazio innanzitutto:  

  • Andrea Pasquali per l'ospitalità di  oggi;
  • Carlo Giuliani, Presidente dell’Università agraria di Albaneto nei cui territori rientra il sito, al quale mi rivolsi l’estate scorsa prima di dare l’incarico alla ARCHEORES;
  • Gianluca Cesaretti e Enrico Camponeschi, che quella mattina mi hanno aiutato durante l’operazione;
  • Maurizio Cesaretti che con un suo amico ha lavorato diverse ore per agevolare l’accesso al sito. 

E ringrazio tutti i presenti per aver voluto dedicare all’argomento queste ore – sante – del sabato pomeriggio.

A questo punto è rituale dire: “spero di essere breve” e lo dico anch’io, ma non so se riuscirò ad esserlo quanto voi vorreste. Siate quindi indulgenti verso un fatto… anagrafico. 

Circa 10 anni fa,  in occasione della tradizionale cena in piazza,  nel presentarvi  la mia fatica (perché fatica vera fu tracciare il disegno di  quei 53 alberi genealogici delle famiglie albanetane) dissi anche, tra una portata e l’altra, che Albaneto era uno dei pochi paesi italiani che non aveva “scavato” i propri sassi.

Mi resi conto, allora, che mi stavo innamorando, a causa di Nicoletta, di questo paese.

Gli anni sono volati via. Poi, l’estate scorsa mi sono detto:

“si fa presto a parlare, ma come si dovrebbe fare?”

La risposta è stata:

“ma forse non c’è che da copiare come hanno fatto gli altri”.

Mi sono informato e (banale) gli altri hanno sempre fatto così: fornendo alle Belle Arti: un minimo di documentazione cartacea, se disponibile, e un reale indizio tecnicamente concreto e certificato.

Per la prima credo che sia sempre stato sottovalutato il notevole contributo fornito da Massimo Pettinari a metà degli anni novanta con le sue ricerche e la loro pubblicazione nel periodico ALBANETO-La patria istoria.

Per il secondo (l’indizio tecnicamente concreto e certificato) ho pensato che valeva la pena di vedere se con Nicoletta potevamo compiere un primo passo e regalare all’Università Agraria (che credo sia l’unica entità con valenza identificatoria ai fini istituzionali) quell’indizio tecnicamente concreto e certificato.

Tra un paio di Studi tecnici ho scelto il più vicino, l’ARCHEORES di Perugia. Dopo una rapida trattativa ci siamo accordati e, all’inizio di ottobre, costoro sono venuti ed hanno effettuato il rilievo magnetometrico. Alla fine di ottobre ho ricevuto la loro relazione che, come previsto, ho trasmesso all’Università Agraria e che adesso vi mostrerò. 

(segue proiezione della relazione della ARCHEORES). 

Come avete visto, si tratta solo di un primo accertamento tecnico e non è evidentemente il risultato di uno scavo che, per di più, oggi non sarebbe neanche possibile senza le autorizzazioni del caso, a prescindere dall’aspetto economico. 

Penso però che oltre a trasmettere la relazione dell’ARCHEORES alle Belle Arti, ben si possa (se non addirittura si debba):

* installare un minimo di protezione delle poche centinaia di metri quadri del sito per non lasciarvi, anche per questioni di responsabilità, l’attuale totale libertà di accesso;

*piantare alla giusta distanza dal "muro" un parafulmine;

*stendere un leggero strato di cemento impermeabile sulla sommità. 

Molte altre cose potrebbero essere fatte senza impegni economici particolarmente rilevanti: 

*chiedere l’installazione (o l’autorizzazione a farlo) di due  o tre cartelli stradali, a Capo-croce e agli innesti della circonvallazione, con l’indicazione  “Ruderi del castello di Poggio lupo” - VIII/X secolo ”; 

*installare un piccolo faro che, allacciato alla chiesa di San Nicola, illumini quel poco dei ruderi che ancora resta fuori terra.; 

*realizzare un breve sentiero minimamente attrezzato che dalla chiesa di San Nicola conduca ai ruderi; 

*l’Università agraria potrebbe adottare la figura della rocchetta come suo logo ed il paese potrebbe addirittura farne il centro di una sua bandiera che riunisca in un unico drappo le 4 o 5 diverse bandiere giunte fino ad oggi. 

Mi fermo qui.

Sarà certamente arduo recuperare il danno dell’ultimo terremoto ma vi prego di accettare quel poco che abbiamo fatto come piccolo contributo a quanto saprete fare per la ripresa di Albaneto e, comunque, per la "conservazione" di quel che resta della sua storia più antica.

Grazie per la vostra pazienza.

Sergio Liberi

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