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Le tradizioni

LA PASQUARELLA

Il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, è il giorno della “Pasquarella”, canto augurale di inizio anno dove un gruppo di ragazzi e bambini armati di organetto e tamburello, si aggirano per le vie del paese bussando di casa in casa intonando strofe ben auguranti. Questi canti, che all’origine nascono come lodi sacre ma che nel tempo si sono arricchite anche di particolari profani e goliardici senza però mai essere volgari o offensivi, si concludono sempre con frasi benauguranti e con la richiesta di doni e dolci che vengono raccolti dai pasquarellari in capienti ceste; ad Albaneto questa usanza è anche conosciuta con l’espressione “andar per zuffi”. Questa antichissima tradizione è diffusa in maniera particolare in tutta l’Alta Sabina e nella Valnerina; il termine “Pasquarella” deriva dalla parola pasqua, intesa come annunciazione della buona novella e probabilmente si riferisce alla rappresentazione dei pastori del presepe che annunciano la nascita di Gesù anticipando l’arrivo dei Re Magi.

 

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Di nonno in nipote, di genitore in figlio…. a modo mio vi racconto la Pasquarella dei bambini ad Albaneto.

 

 

 

Ad Albaneto è “Pasquarella”

 

tra le usanze la più bella,

 

con l’augurio in allegria

 

di buona Pasqua e Epifania.

 

 

 

La vigilia della Befana

 

l’appuntamento è giù a “la tana”,

 

dai più grandi ai più piccini

 

si radunano i bambini.

 

 

 

E ti accorgi in un momento

 

che il paese è in gran fermento,

 

con la pioggia o con il sole

 

i bambini crean colore.

 

 

 

Si da avvio alla costumanza

 

per tener viva l’usanza,

 

c’è chi suona e c’è chi canta

 

la novella tutta Santa.

 

 

 

Ogni bimbo con la cesta

 

per i vicoli s’appresta,

 

va bussando ad ogni porta

 

ma la gente già sta accorta.

 

 

 

Al mostrarsi la persona

 

una strofa gli si intona,

 

sull’arrivo di Gesù

 

tra paglia e fieno e poco più.

 

 

 

Dopo una o due canzoni

 

tutti in fila per i doni,

 

che sia cibo o regaletto

 

ogni dono è ben accetto.

 

 

 

Ciambelletti e biscottini

 

oppure noci e mandarini,

 

cioccolata o quel che sia

 

ringraziando si va via.

 

 

 

Ad ogni paese la sua tradizione

 

e a mantenerla si ponga attenzione,

 

“con tanta creanza, secondo l’usanza, la Pasqua a cantar”!

 

 

 

Michela Federici

 

FESTEGGIAMENTI IN ONORE DEL SANTISSIMO CROCIFISSO E DEL SANTO PATRONO SAN NICOLA

Si effettuano durante il primo fine settimana del mese di settembre. Le Feste, così comunemente chiamate dagli albanetani, si dividono in due programmi: uno religioso e l’altro civile. I punti di forza del programma religioso sono rappresentati, oltre che dalle messe, essenzialmente da due momenti molto sentiti. Il primo riguarda la processione del sabato mattina in onore del Ss. Crocifisso che si effettua partendo dal sagrato della Chiesa situata in piazza, e dopo aver percorso via Farinella e oltrepassato la Fonte, si dirige verso Capocroce, arrivando fino alla Chiesa del Ss. Crocifisso. Durante il tragitto, con la collaborazione della banda musicale, vengono intonati diversi canti liturgici, tra cui “Evviva la Croce”, che accompagnano i fedeli fino all’ingresso della Chiesa. Dopo la messa, viene aperta e solo per questa occasione, la porta laterale che consente ai presenti di passare direttamente dalla Chiesa per far visita ai propri cari sepolti nell’adiacente cimitero. La processione prende la via del ritorno passando, questa volta, per Via di Fonte Vecchia che rappresenta l’antico tracciato che collegava Albaneto con la “strada romana”. Dopo aver oltrepassato la Chiesa di S. Maria degli Angeli, detta comunemente Chiesa della Madonnella, si dirige in salita verso la piazza dove termina il suo percorso di fronte alla Chiesa di S. Maria Annunziata. Dopo aver partecipato alla processione, i fedeli entrano in chiesa ed effettuano il bacio della reliquia. Il secondo riguarda la solenne processione che viene effettuata la sera della domenica in onore del patrono di Albaneto “San Nicola di Bari”, nella quale la statua del Santo viene portata a spalla per le vie del paese partendo dal sagrato della Chiesa a Lui dedicata, passando per Capo la Villa, la Piazza, via Farinella, la Fonte, il Casale, la Chiesa della Madonnella e Piè la Villa. Dopo aver sostato in piazza, rientra in Chiesa non prima di aver percorso l’adiacente scalinata. Alla fine della processione, i fedeli baciano la reliquia e attendono l’estrazione a sorte, effettuata dal parroco, di dieci uomini del paese che comporranno il comitato festeggiamenti dell’anno venturo. Diversi sono gli avvenimenti che caratterizzano il programma civile. Uno di questi è sicuramente il ballo della Pupazza, manichino di cartapesta che ha le sembianze di una donna molto formosa, all’interno del quale un uomo balla al suono della tarantella napoletana. La Pupazza è ricoperta da fuochi d’artificio che s’incendiano progressivamente in un crescendo di scoppi e colori. Tra i giochi popolari che vengono svolti durante i festeggiamenti quello più caratteristico è sicuramente rappresentato dalla rottura della pignatta. Vi sono poi altri momenti molto sentiti che identificano le “feste”: uno di questi è sicuramente la commemorazione ai caduti di tutte le guerre che viene svolta, alla presenza di diverse autorità locali, in piazza di fronte al monumento a loro dedicato, alla fine della mattina della domenica coinvolgendo emotivamente tutta la comunità presente. Un altro momento molto suggestivo è rappresentato dal lancio delle mongolfiere o del pallone, caratteristiche lanterne volanti fatte di carta velina. Le feste si concludono la notte della domenica con un sfavillante spettacolo pirotecnico che richiama numerosi visitatori da tutto l’altipiano leonessano. 

LE PAGNOTTELLE DI SAN NICOLA

La prima domenica di dicembre (fino a qualche decennio fa il 6 dicembre giorno della morte del Santo) si celebra questa tradizione relativa alla distribuzione dei pani di San Nicola, le famose “Pagnottelle”. Sono dei piccoli panini con impresse le iniziali del Santo “S N” che vengono portate dalle donne del paese dentro cesti di vimini coperte da panni vivacemente colorati e posizionate davanti all’altare della chiesa di San Nicola in attesa della benedizione. Al termine della messa, le signore con in testa il loro canestro colmo di pani benedetti, tornano verso la propria abitazione per distribuirli, di fronte l’uscio di casa, ai passanti accompagnando a tale gesto frasi di buon augurio. Le “Pagnottelle” sono un segno particolare della devozione a San Nicola e derivano dal miracolo del grano che il Santo fece a Mira in Turchia, dove durante una terribile carestia avvenuta nell’anno 333 d.C., il Santo convinse il capitano di una nave carica di grano proveniente da Alessandria d’Egitto e diretta a Costantinopoli a scaricare parte del grano destinato all’Imperatore per soddisfare i bisogni della popolazione affamata; quando il carico arrivò a destinazione fu pesato ma non risultò alcun ammanco rispetto a quello effettuato al porto di Alessandria.

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